Le continue evoluzioni dei cellulari sono interessanti e vantaggiose per gli utenti, ma sono solo la punta dell'iceberg di una lotta molto agguerrita fra i principali costruttori del settore mobile. Ne sa qualcosa Research in Motion, società produttrice del Blackberry.

Il gruppo canadese affronta da mesi una crisi molto acuta, che ha portato al clamoroso licenziamento di 5 mila dipendenti nel 2012, al ricambio ai vertici aziendali e a una cospicua perdita di valore della azioni (con lo zampino di Morgan Stanley, che ha declassato la società).

Il Blackberry era il prodotto leader nel mercato degli smartphone, soprattutto negli Stati Uniti (con una quota del 41% nel 2007), dove è diventato il simbolo di un nuovo modo di comunicare e fare affari. Studiato da sociologi e oggetto dei monologhi comici, divenne anche il compagno inseparabile di Barack Obama nella sua scalata alla Casa Bianca: era il primo presidente ad usare uno smartphone.

L'arrivo dell'iPhone e, successivamente, degli smartphone Android ha confinato il Blackberry in un angolino, pari solo al 4% del mercato statunitense. Ad aggravare il quadro ci si è messa anche la sfortuna, col blackout dei servizi di messaggistica dello scorso febbraio: brutto colpo d'immagine per la società.

Le perdite stimate ammontano a 518 milioni di dollari. Il nuovo CEO Thorsten Heins, insediatosi all'inizio di quest'anno, punta alla ripresa. Forte dei bilanci ancora in attivo e dei risparmi previsti per l'anno prossimo, Rim affida il suo rilancio al nuovo Blackberry OS 10, il nuovo sistema operativo basato su quello unix-like di Qnx, capace di competere con i giganti iOS e Android. L'uscita è prevista nel 2013.