Alcune frequenze richieste dall'LTE, la più recente evoluzione degli standard di telefonia mobile e cellulare, sarebbero incompatibili con quelle attualmente occupate dal digitale terrestre. A lanciare l'allarme la Fondazione Ugo Bordoni, che incaricata di indagare il fenomeno dal Ministero dello Sviluppo Economico, ha riferito che sarebbero circa 700 mila le antenne a rischio di mal funzionamento.

La principale criticità riscontrata dai ricercatori della Fondazione risiede nel fatto che alcune tra le frequenze sfruttate dal 4G sarebbero immediatamente vicine allo spettro di lunghezze d'onda che attualmente veicola i segnali del digitale terrestre. Nello specifico si tratta della banda 800 Mhz, che una volta "stimolata" dal segnale del 4 G potrebbe causare disturbi di sistema per quel che riguarda i ricevitori del digitale terrestre.

Come accennato in precedenza dovrebbero essere circa 700 mila le antenne interessate dal potenziale danno, e stando a quanto riferito da esponenti del Ministero il problema dovrebbe essere risolto dagli operatori telefonici che hanno acquistato il pacchetto di frequenze coinvolte, cioè a dire Wind, ed in misura minore Vodafone e Tim.

Al di là di ogni possibile preliminare valutazione non risultano ancora ben delineate le responsabilità per quel che riguarda la vicenda in atto. A complicare ulteriormente il quadro l'intervento a Radio 24 del direttore delle ricerche della Fondazione, Mario Frullone, stando al quale "è ancora in corso una trattativa tra Ministero e operatori, che però avrebbero già dato la propria disponibilità a farsi carico degli oneri".

E' l'uso del condizionale a preoccupare i consumatori ed il Ministero stesso, che in caso di diniego opposto dagli operatori incontrerebbe non poche difficoltà ad affrontare e risolvere autonomamente la questione.