Una scacchiera di sedici lettere, moltissime possibili combinazioni, pochi moltiplicatori per accrescere il punteggio… Scopo: trovare più parole dell'avversario, o parole che valgano di più. Si parla di Ruzzle, il gioco per smartphone disponibile in diverse lingue che ha soggiogato milioni di giocatori anche in Italia.

Il termine "soggiogato" è un po' troppo grosso? No, affatto. Perché Ruzzle, come moltissimi altri giochi per cellulare o per computer, crea una vera e propria dipendenza. Una partita si compone di tre round da due minuti l'uno: quello che potrebbe essere un modo piacevole e svagato per impegnare sei minuti di tempo su un autobus o in fila fuori da un ufficio, diventano decine di minuti se non ore.

Una volta iniziato è difficile smettere, ma la cifra di quanto il gioco sia coinvolgente ed irresistibile è data, più che dalla quantità di giocatori e di partite, dallo spirito con cui molti si approcciano a questa caccia alle parole: non il piacere per il divertimento e lo svago, non la voglia di esercitare l'occhio e la mente a scovare le parole più lunghe e ricercate. Molti giocano per "vincere", come se fosse una cosa davvero importante. Neanche ci fossero in palio dei soldi!

Così, vediamo proliferare i trucchi. Ne esistono di semplici e di altri che vengono definiti "per professionisti". Nel più famoso si inseriscono le lettere della scacchiera e i moltiplicatori e il "solutore" calcola molto più rapidamente di come farebbe l'occhio (e infallibilmente) tutte le parole possibili. Al giocatore (o meglio, al baro) non resta dunque che copiare le parole migliori. Ci sono poi trucchetti meno articolati, come mettere il gioco in pausa per avere modo di cercare le parole in tutta calma; oppure, si può riavviare la partita dopo averla già iniziata, guadagnando fino a due minuti in più di gioco.

Rimane un dubbio: che gusto può esserci nel vincere barando, soprattutto quando in palio non c'è nulla che possa "giustificare" (tra mille virgolette) la voglia smodata di trionfare? E poi, non è forse umiliante ricorrere a trucchi per vincere in un gioco che, sulla scia del Paroliere, dovrebbe mettere in luce l'intelligenza, il colpo d'occhio e la conoscenza di moltissime parole? Imbarazzante, oltre che inutile. E soprattutto, vincere così, sarà ancora divertente?