Apple, la più grande casa di smartphone e tablet, ha dichiarato di aver ricevuto tra le 4.000 e le 5.000 richieste di dati dal governo degli Stati Uniti relativi ai propri clienti nel periodo che va dal 1 dicembre 2012 al 31 maggio 2013.

Tuttavia l'azienda di Cupertino ha rinnovato il suo impegno in favore della difesa della privacy dei propri clienti e ha ribadito che le informazioni alle autorità vengono elargite solo dopo un'attenta analisi delle richieste ricevute; inoltre le comunicazioni di iMessage e Face Time sono protette da crittografia che permette solo al mittente e al destinatario di leggere i messaggi e che anche Apple non può decrittografare. Ci sono anche molte informazioni personali che non vengono divulgate in quanto non conservate alla fonte dalla società fondata dal compianto Steve Jobs.

Apple si accoda così a Google e Microsoft, implicati anch'essi nello scandalo Nsa, che già avevano negato accessi speciali alle forze dell'ordine nei giorni scorsi nel tentativo di recuperare la fiducia dei propri clienti; sarebbe da 9.000 a 10.000 il numero dei dispositivi sottoposti alle richieste del Nsa, le cui richieste più comuni erano indirizzate alle indagini su rapine e altri reati, alla ricerca di bambini scomparsi o sperando di evitare un suicidio, come dice la nota stessa apparsa sul sito di Apple.

La battaglia a cui ha dato il via il Washington Post e il Guardian continuerà ad infiammare la lunga estate americana in attesa che le società tecnologiche mettano sul piatto la questione dei clienti d'oltreoceano, questione sulla quale vige ancora il divieto di divulgazione delle richiesta fatte dalla Fisa.