Dall'anno prossimo acquistare smartphone, tablet e dispositivi hi-tech costerà di più a causa di un emendamento alla Legge di stabilità, che rischia di aumentare la tassa Siae. Si parla di un aumento del 70%, che a conti fatti garantirà alla Società Italiana degli Autori ed Editori un incasso complessivo di 210 milioni di euro all'anno contro gli attuali 80 milioni euro.

La tassa SIAE sui prodotti tecnologici dotati di memoria (non solo smartphone e tablet, ma anche computer e hard disk) esiste già da molto tempo, ma in pochi la conoscono perché di fatto viene corrisposta indirettamente per compensare i detentori di copyright da eventuali usi illeciti che gli utenti possono fare con quei dispositivi (download illegale di musica o film pirata in primis).

Come spiega l'avvocato Guido Scorza ai microfoni di "Repubblica", "un iPhone 16 GB costerà circa 4 euro in più, poiché la componente della tassa passerà, con questo aumento, dagli attuali 90 centesimi a 5,20 euro". L'aumento si farà sentire anche sui computer a tavoletta. "Per i tablet si passa dai 3,20 ai 5,20 euro, per i computer da 3,20 a 6 euro" - afferma Scorza.

L'emendamento è attualmente in discussione alla Camera. L'aumento della tassa su smartphone e tablet è stato fortemente voluto dal presidente SIAE Gino Paoli, che nei giorni scorsi ha scritto al Ministro dei beni e delle attività culturali, chiedendo di adeguare i parametri dell'equo compenso alla media europea. Peccato che l'odiato orpello non è in vigore in alcuni Paesi, tra cui Regno Unito e Spagna.

Secondo i sostenitori del provvedimento, le somme saranno destinate dalla Siae al sostegno delle attività culturali, come "erogare borse di studio, finanziamenti ed altri benefici in favore dei nuovi talenti nei campi della musica, del cinema, del teatro e della letteratura". In caso di approvazione definitiva, toccherà poi al Ministro dei beni e delle attività culturali predisporre un decreto ad hoc per aggiornare i compensi previsti per ciascun dispositivo.

La notizia non ha mancato di scatenare le prime polemiche, soprattutto visto il periodo di crisi economica. "Se implementata, questa richiesta si trasformerebbe, di fatto, in un costo aggiuntivo che graverebbe sui consumatori e sulle famiglie, generando il concreto rischio di allargare il digital divide italiano" - è l'obiezione di Cristiano Radaelli, presidente di Anitec, l'Associazione Nazionale Industrie Informatica.