L'utilizzo di cellulari non più per telefonare e per mandare sms ma sempre più spesso per navigare in internet e utilizzare opzioni di messaggistica istantanea come quelle proposte nei servizi di WeChat, richiede ovviamente un'evoluzione non solo della capacità tecnologica dei dispositivi mobili, ma anche quella delle offerte per cellulari in abbonamento per privati e, perché no, anche per il business.

Oltre quindi a preoccuparsi dell'avanzamento tecnologico, i player mondiali della tecnologia e della telefonia mobile si schierano gli uni accanto agli altri per studiare nuove possibilità e nuove opzioni, per poter permettere a un consumatore attento al risparmio e alle novità di scegliere tra le offerte con smartphone incluso migliori.

Se si fa un utilizzo consistente e costante del telefono cellulare, ecco che spesso conviene puntare sull'opzione abbonamento: in questo modo, la cifra da spendere è sempre la stessa, una soluzione che può convenire alle imprese che hanno necessità di fornire ad alcuni dipendenti "chiave" un telefono aziendale.

Sul tema abbonamenti e risparmio però non sono previste buone notizie: proprio in questi giorni infatti si assiste a uno "stop" da parte della commissione Trasporti della Camera, che in Italia ha consolidato e reso più forte la tassa di concessione governativa che già gravava sui cellulari.

La norma di cui parliamo è inserita nel decreto legge sul rientro dei capitali detenuti all'estero, precisamente all'interno dell'articolo secondo comma quarto: si legge qui che chi ha sottoscritto un abbonamento con cellulare incluso dovrà rispondere di una tassazione, che per i privati sarà pari a 5,16 euro al mese, mentre per chi opera nel business raggiungerà i 12 euro e 91 centesimi al mese.

Nulla però in proposito potranno più fare il Tar o la sentenza della corte di Cassazione di fronte a questa legge aggiornata. Ma perché questa decisione, dopo un periodo in cui si parlava di un probabile annullamento della tassa?

Secondo i rumors, questo annullamento sarebbe andato a scavare nelle casse dello Stato per 8 miliardi di euro e in questo momento storico, non è possibile rinunciare a una tale somma.