Chi sceglie di sfruttare le offerte per smartphone lo sa bene: come si può utilizzare al meglio questi device se non si usa la connessione ad internet veloce per servizi di WeChat o di altri sistemi di messaggistica istantanea, e ancora per visitare social network e condividere foto e video? Ovviamente la scelta di molti utenti ricade su queste possibilità da anni, tuttavia pare che la situazione si stia pian piano modificando.

Cresce infatti, secondo alcune statistiche, la diffidenza degli utenti che sfruttano le offerte per acquistare uno smartphone incluso nella tariffa per usare applicazioni, i social network e i vari servizi di internet fruibili da device mobili: dopo infatti gli episodi relativi alla diffusione di informazioni sensibili nello scandalo NSA, i consumatori si stanno mostrando più attenti alle azioni che compiono su internet.

La ricerca condotta da Loudhouse Research svolta per Orange, la compagnia di telefonia francese, ha sottoposto a consumatori Regno Unito, Spagna, Polonia e Francia una serie di nomi di aziende per cui avrebbero dovuto indicare il grado di fiducia ispirato da ognuna.

I risultati vanno a penalizzare gli operatori di telefonia mobile, chi sviluppa app per smartphone e servizi in internet (26%), ma anche i social network, visti dal 46% dei possessori di un cellulare intelligente come una minaccia per la privacy, e i produttori di smartphone (19%). Un dato, quest'ultimo, che viene compensato dal 18% di utenti che dichiarano di nutrire fiducia in chi produce cellulari intelligenti.

Sulla base invece dei dati raccolti da Ipsos MORI per conto di TRUSTe, alla fine del 2013 il 60% degli intervistati britannici parlava della paura di veder i propri dati diffusi tra aziende: una vera e propria psicosi che li portava a monitorare le politiche della privacy sui social, definite come discutibili.

Altro importante dato riscontrato da queste ricerche? Il fatto che nessun servizio internet o applicazione è mai veramente gratuito: a pagare sarebbero gli utenti, diffondendo informazioni che altrimenti le aziende pagherebbero per avere. Un rischio per la reputazione dei brand implicati e ovviamente anche per le loro performances economiche.