Gli italiani che usano il cellulare per connettersi ad internet sono 40 milioni: grazie alle tariffe di Wind, quelle di Vodafone e delle altre compagnie telefoniche, collegarsi ad internet non costa tanto e utilizzare le applicazioni che permettono di scaricare contenuti digitali come video, audio, musica e film è ancora più agevole.

Scegliere la migliore offerta per il cellulare, infatti, ci permetterà di avere una buona connessione alla rete e di scaricare anche grossi quantitativi di materiale digitale. Ed è proprio sui contenuti digitali che si dibatte la questione sui costi dell'equo compenso.

L'equo compenso è una tassa che vuole tutelare gli autori, gli editori e la Siae per tutti i mancati guadagni avuti dalle copie private di contenuti come film e canzoni che rimangono conservati su hard disk, chiavette usb, pc, smartphone, tablet, computer fissi e tv con registratore e decoder.

Su questi dispositivi, infatti, è possibile archiviare contenuti digitali coperti dal diritto d'autore e per questo, tassati. Di fatto, però, questa tassa risarcisce maggiormente i grandi artisti anche se la Siae dovrebbe redistribuirla tra tutti gli autori e gli editori.

La questione è finita sul tavolo del Ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, questione lasciata in eredità dal suo predecessore Massimo Bray che aveva dichiarato di voler effettuare un'indagine conoscitiva sulle abitudini di consumo degli italiani prima di pensare ad una rimodulazione (aumento?) dei prezzi della tassa sull'equo compenso.

Adesso il nuovo ministro Franceschini si trova davanti la Siae e l'associazione a difesa dei consumatori Altroconsumo che fanno appello al Ministro ma per scopi diversi: la prima, infatti, chiede che la tassa sia confermata e che i prezzi siano aumentati, la seconda chiede di mantenere la revisione delle abitudini di consumo prima di pensare ad un aumento della tassa.

Anche perché l'adeguamento dell'equo compenso porterebbe ad un aumento significativo sui singoli device: su un tablet, la tassa passerebbe da 1,90 a 5,20 euro, su un pc da 1,90 a 6 euro e sugli smartphone da 90 centesimi a 5,20 euro: un aumento dei prelievi annui da 80 a 200 milioni di euro.

Oltretutto, chi acquista musica legalmente utilizzando magari piattaforme online, paga già i costi del diritto d'autore per poterne usufruire su più piattaforme e con la tassa adeguata li pagherebbe due volte.

Sia Altronconsumo che la Siae si sono date da fare ciascuna organizzando la sua petizione: Altroconsumo fa sapere che non ci sta anche perché questa tassa, in molti paesi europei non esiste. "Chiediamo - dice l'Associazione - che prima di emanare il decreto di adeguamento delle tariffe, prosegua con l'idea del suo predecessore di sviluppare un'indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche siano cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l'equo compenso, come pretenderebbe la Siae".

La Siae, d'altro canto, ha dalla sua firme di artisti autorevoli che chiedono più tutele per il mondo della musica e dell'arte. Gli artisti firmatari, infatti, chiedono al nuovo ministro che "approvi con la massima urgenza l'adeguamento dell'equo compenso per copia privata e che le nuove tariffe siano in linea con quei paesi europei, come Francia e Germania, che hanno attuato in questi anni politiche serie di sostegno e tutela della cultura nel pieno rispetto dello sviluppo tecnologico".