Sia che preferiate le offerte di Tim, quelle di Vodafone o di altri operatori, a tutti è capitato di scaricare almeno una volta una applicazione di un gioco che ci ha coinvolto parecchio. Soprattutto se gratis. Poi però a un certo punto - di solito quando la nostra dipendenza dal gioco è più elevata - scopriamo che per andare avanti, passare al livello successivo o semplicemente rendere il gioco più interessante abbiamo bisogno di componenti aggiuntive. Ovviamente a pagamento

Di applicazioni del genere ne esistono a migliaia, soprattutto per prodotti Apple e Android, e l'associazione per la tutela dei consumatori Altroconsumo ha giudicato severamente questa pratica che viene definita di acquisti in-app, tanto da ritenere necessario segnalare sia Apple che Google all'Antitrust.

Il motivo principale è soprattutto il fatto che queste la maggior parte di queste applicazioni sono destinate ai bambini. Questi "componenti aggiuntivi" potrebbero infatti essere acquistati dai minori senza il consenso dei genitori. Come? È semplice: dopo il primo acquisto virtuale effettuato con soldi veri, tramite la registrazione sullo store dei propri estremi di conto corrente, per un certo lasso di tempo è possibile effettuare altri acquisti senza bisogno di inserire nuovamente la password di sicurezza.

Inoltre, proprio per la pretesa di gratuità del gioco, i bambini possono essere più facilmente portati a insistere con i genitori affinché comprino gli altri componenti necessari ad andare avanti nell'avventura. Insomma, la vecchia tecnica del commerciante di giocattoli che istiga direttamente i bambini a convincere i genitori all'acquisto.

Per Altroconsumo questa non è soltanto una pratica commerciale aggressiva, ma anche illegale in quanto vietata dal Codice del Consumo. Da qui la decisione di segnalare sia Apple che Google all'Antitrust, che a inizio anno sono stati convocati anche dalla Commissione Europea. La casa di Cupertino si è vista costretta a raggiungere un accordo con la FTC (Federal Trade Commission) per risarcire di 32,5 milioni di dollari tutte le famiglie danneggiate dalla pratica degli acquisti in-app.

Anche perché, malgrado l'apparente gratuità, Apple percepisce il 30% del ricavato di questa tipologia di acquisti per applicazioni per iOS di cui detiene l'esclusiva di gestione, mentre lo store di Google arriva a trattenere fino all'80% del traffico economico in entrata.

In attesa di aggiornamenti sulla vicenda, Altroconsumo fornisce degli utili consigli per i genitori. Anzi, in effetti solo uno, il più prezioso: monitorare i propri bambini nell'uso di tablet e smartphone, magari scegliendo insieme a loro i giochi da scaricare. In questo modo, oltre a garantire al minore un'esperienza sicura e costruttiva con le nuove tecnologie, è possibile anche divertirsi insieme a lui.